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Il ruolo dell' operatore

Le esperienze e le relazioni che genitori e bambini vivono nei servizi non sono le medesime di quelle che vivono a casa, con gli amici o in altri contesti sociali. E non devono esserlo proprio perchè ogni situazione che fronteggiamo ed ogni persona che incontriamo ci richiedono di mettere in campo saperi e comportamenti diversi. Ciò che un educatore in un’offerta di sostegno alla genitorialità può sperare di insegnare agli adulti, mediante l’elaborazione comune dell’oggetto intenzionale, è imparare ad imparare dall’esperienza e dalla relazione con i loro figli, dare il via ad un processo di apprendimento nuovo esportabile fuori dal servizio non come ripetizione di comportamenti ma come rinnovata capacità di rileggerne i significati che via via emergono per attivare nuove strategie di azione di fronte alle situazioni che si troveranno a fronteggiare gli educatori e i genitori sono seriamente impegnati ad INCONTRARSI per imparare dalle esperienze che vivono insieme, se credono fermamente che si possa migliorare la qualità della propria relazione rispettivamente con gli utenti e con i figli, allora possono anche imparare delle cose sul significato di altre esperienze e di altre relazioni, per viverle in modo più consapevole, attivo e soddisfacente. L’atteggiamento con il quale operatori ed utenti stanno nei servizi, lo sforzo da parte degli educatori professionali di aiutare veramente quelli naturali a svolgere un compito educativo che è e rimane di questi ultimi, di astenersi dal valutarli e giudicarli, potrebbe diventare un’occasione per riflettere sul rapporto tra servizi socio-educativi e famiglie in generale, prefigurare un modo nuovo di confrontarsi sul piano delle differenze, di pensare che è possibile partecipare mettendo in campo ognuno la propria competenza e la propria specificità, rifuggendo l’eterno conflitto che vede gli uni contro gli altri impegnati in reciproche accuse di inadeguatezza e di “appropriazione indebita” .
Le leggi proclamano che la famiglia è un soggetto sociale e politico, non oggetto di interventi dello Stato; da più parti si sente dire che i servizi devono essere orientati al soggetto famiglia come nucleo relazionale, devono imparare a lavorare con la famiglia, non “su” o “per” la famiglia, non “su” o “per” i singoli individui che la compongono. Una delle critiche che oggi si fa rispetto al rapporto tra servizi e famiglie è quella di pensare ai primi in termini di “pubblicizzazione” delle funzioni familiari, ovvero come tentativo di portare le funzioni familiari fuori dalla famiglia.
A questa tendenza si accompagna la progressiva privatizzazione della famiglia. Quello che si deve realizzare è, invece, il principio di sussidiarietà tra servizi e famiglia, sussidiarietà tra Stato e famiglia. Infine possiamo dire che l’educatore professionale è un operatore pedagogico perchè esperto nell’esplorazione (e nell’azione) dei significati soggettivi ed intersoggettivi delle esperienze e delle relazioni educative, ma egli può diventare anche un operatore culturale, perchè di rinnovare il processo di attribuzione di senso e di impegnarsi nella costruzione di relazioni sane la nostra società e la nostra cultura hanno bisogno