Dottore come è possibile risolvere dispute nate all’interno della famiglia e spegnere la conflittualità grazie all’aiuto di un mediatore familiare.
La mediazione familiare è un utile strumento per la soluzione in via non contenziosa di controversie che possono sorgere all'interno di una famiglia, attraverso l'intervento di un terzo imparziale, il mediatore, figura professionale dotata di una specifica competenza. Un mediatore familiare incontra i coniugi che hanno già deciso di separarsi o di divorziare e li aiuta a: - chiarire quali sono le questioni sulle quali bisogna trovare un accordo; - raccogliere tutte le informazioni, specialmente di tipo legale, necessarie; - ponderare tutte le possibilità di scelta esistenti; - trovare il modo meno traumatico di consultare i figli, per tenere presenti le loro esigenze; - chiarire le reciproche richieste per giungere ad un accordo giusto e duraturo, soddisfacente per entrambe le parti. Il percorso di mediazione si attua attraverso una serie di incontri (generalmente da quattro a sei sedute).Lo scopo ultimo della mediazione è di portare i coniugi ad una separazione consensuale o ad un divorzio congiunto, evitando così procedimenti giudiziari lunghi e costosi. Il mediatore opera come un terzo imparziale e gestisce il processo di mediazione aiutando la coppia, nella quale spesso la comunicazione è interrotta a causa di incomprensioni e tensioni, a comunicare in maniera costruttiva e ad assumere decisioni responsabili ed informate. Il mediatore non può fornire pareri sulle decisioni da adottare, ma può solo aiutare i coniugi a parlare fra loro per trovare insieme delle soluzioni. Alla fine del processo di mediazione viene in genere redatto un documento scritto che riassume tutti i punti sui quali si è raggiunto un accordo. Le questioni oggetto dell'accordo possono essere tanto quelle riguardanti l'affidamento dei figli, quanto quelle patrimoniali riguardanti gli assegni di mantenimento e la divisione dei beni. Questo documento non è legalmente impegnativo, ma l'accordo in esso contenuto verrà riportato negli atti redatti dagli avvocati che rappresenteranno le parti nel procedimento di separazione consensuale o di divorzio congiunto. Non è' necessario per ciascuno dei coniugi consultare un avvocato, ma la coppia ha una alternativa: 1. ricorrere alla "mediazione parziale": si raggiunge un accordo scritto che gli avvocati di ciascuna delle parti potranno far valere nei procedimenti di separazione o divorzio; 2. scegliere la "mediazione globale": al termine del processo di mediazione un avvocato, in rappresentanza di entrambi i coniugi, redigerà gli atti da far valere in giudizio sulla base dell'accordo raggiunto davanti al mediatore. Quando i coniugi decidono di avvalersi della mediazione parziale ciascuno di essi può consultare il proprio avvocato. Se ci sono dei figli coinvolti, il mediatore incoraggia entrambi i genitori a parlare con i ragazzi, per capire quali sono i loro bisogni e desideri. I costi della mediazione possono variare a seconda delle tariffe applicate dal professionista che gestisce la mediazione.In genere un ciclo di sedute costa da seicento a mille euro. Occorre chiarire che, qualunque sia l'esito della mediazione svolta, il mediatore non può in alcun modo intervenire nel successivo procedimento di separazione o divorzio: se avvocato non potrà rappresentare una sola delle parti, se psicoterapeuta o assistente sociale non potrà fornire consulenze di parte o d'ufficio. Tutte le informazioni apprese dal mediatore durante le conversazioni con i coniugi o i figli sono riservate, non possono essere riferite a terzi e sono soggette al segreto professionale. Va poi sottolineato che non è' sempre possibile ricorrere alla mediazione familiare. Esistono infatti casi, peraltro piuttosto infrequenti, in cui è impossibile intervenire attraverso la mediazione familiare: quando uno dei coniugi o i figli sono stati vittime di abusi ad opera dell'altro coniuge, quando la personalità di uno dei partner, particolarmente violenta, aggressiva o manipolativa, non consente di instaurare una comunicazione costruttiva. Anche al di fuori di tali ipotesi, comunque, la base di partenza per iniziare un processo di mediazione è che le parti si riconoscano reciprocamente come interlocutori e che vi sia in entrambi una volontà di trovare un accordo. La mediazione non è una terapia: non tende a cambiare i comportamenti, ma interviene solo sulla comunicazione fra le parti, correggendola quando essa è viziata per effetto di tensioni e incomprensioni. I benefici della mediazione, identificati da importanti studi sociologici condotti nei paesi (Gran Bretagna e Stati Uniti) in cui quest'ultima è molto più diffusa che in Italia, sono molteplici: notevole riduzione dei costi per spese legali; minore durata dei procedimenti di separazione e divorzio; raffreddamento della conflittualità fra i coniugi; relazioni civili, o perfino amichevoli, dopo la separazione e il divorzio; maggiore facilità di raggiungere accordi, specialmente se riguardanti la vita dei figli, dopo la separazione ed il divorzio; minore impatto traumatico della separazione e del divorzio sui figli; migliore riorganizzazione della propria vita sociale ed affettiva dopo la separazione ed il divorzio, determinata dal venir meno di sentimenti di rancore, ostilità e fallimento.
Risposta: dott Alfonso Paolella
Ultimo aggiornamento il 04-11-2009 dal filomena angiuni.