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Dottore, mi chiamo Franca, ho cinquant’anni e sono madre di due figli trentenni che ancora non sembrano voler intraprendere la strada del matrimonio…

I cambiamenti che, negli ultimi trent'anni, hanno riguardato la famiglia, sono stati di gran lunga superiori a quelli avvenuti negli ultimi cent'anni, sia per quanto concerne la famiglia all'interno della società, sia per quanto concerne la famiglia nel suo interno.
Dalla definizione di famiglia che, nella riforma del diritto di famiglia (1975), viene intesa come una società naturale fondata sul matrimonio, si è oggi passati alla definizione di famiglia, contenuta in un recente decreto presidenziale (1994), intesa come l'insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, la cui unica condizione imprescindibile è la coabitazione delle persone e la residenza nello stesso Comune.
Uno dei principali cambiamenti riguarda, senza dubbio, la concezione del matrimonio che non costituisce più un'alleanza tra famiglie (classi o parentele), come nell'antichità e nel medioevo, ma diventa dapprima un affare di "successo" sociale, ed in seguito una questione di auto-realizzazione espressiva personale.
L'immagine del matrimonio, cioè, sembra perdere quei connotati istituzionali, oltre che religiosi, che ne facevano uno strumento di scambi sociali allargati e, secondo la definizione di C. Lévi-Strauss, "un fatto sociale totale" , per diventare "un'impresa personale" (Donati, 1986).
Con lo sviluppo della modernità, infatti, è andata progressivamente affermandosi la libertà di scelta delle singole persone, determinando un superamento della valenza strumentale del matrimonio che oggi è una pura espansione del codice espressivo ed affettivo (Scabini e Cigoli, 1989).
La coniugalità ha sempre a che fare con aspetti di "matrimonio" e di "patrimonio", ma mutano nel tempo i rapporti tra questi due elementi: la differenza cruciale oggi emergente risiede nel fatto che ciò che è stato a lungo accuratamente spartito tramite la stessa divisione dei ruoli sessuali oggi si confronta.
Grande risalto si attribuisce oggi all'intimità tra i partner (Wynne, Wynne, 1986), intesa come esperienza relazionale caratterizzata dal fatto che, all'interno di un rapporto di coppia, ognuno dei due protagonisti ha fiducia, esprimendo ciò che è interno e personale, di ricevere empatia, ed espressione di un modo di intendere la relazione di coppia ed il matrimonio appunto come legame fiduciario, di natura, cioè;, profondamente diversa da quella del "contratto formale", propria dell'istituzione e predominante sino a due secoli fa (Scabini e Cigoli, 1989).
Da questa concezione del rapporto di coppia deriva, come conseguenza, che le aspettative dei coniugi e, più in generale, dei partner, l'uno nei confronti dell'altro - aspettative "fusionali" ed "egualitarie", spesso gravate dall'irrealistica e, come abbiamo accennato in precedenza, narcisistica convinzione di "bastare a se stessi" - diventano molto alte.
E' comprensibile, a questo punto, che aspettative, speranze e richieste tanto elevate portino ad una idealizzazione del rapporto di coppia, e proprio per questo risultino spesso soggette a delusioni e frustrazioni.

Risposta: dott. Mario Brengola

Ultimo aggiornamento il 04-11-2009 dal Mario Brengola.

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