Le sigle del moderno lavoro
28-08-2007 07:15 a cura di Caterina A. Stuppia
Torna ancora nelle memorie lo slogan scritto sui muri della Sorbonne dagli studenti parigini nel Maggio 1968, "La vita è altrove", celebre frase di Rimbaud, poi riportata da Andrè Breton nella conclusione al Manifesto del Surrealismo e anche titolo dell’omonimo romanzo di Milan Kundera.
Un filo sottile che in una frase storica ci srotola tra le piaghe della contemporaneità: diritti e doveri, rivoluzioni culturali, anticonformismo. Questa era la ribellione di Rimbaud, nuovo Prometeo contro l’ordine familiare, politico e religioso, la penna di Breton polemico all’identificazione del suo movimento col comunismo, l’impegno rigoroso di Kundera, lo scrittore ceco, che affrontò i temi dell’attualità politico-sociale del suo paese, nella più vasta problematica della condizione dell’uomo moderno. Era soprattutto la voce di quella generazione che nel 1968 esportò i propri ideali universali in tutto il mondo e che ora guarda con interesse figli e nipoti che non scrivono più ’’La vita è altrove’’ ma ‘’Cpe’’, Contrat première embauche. Ovvero contratto di primo impiego.
Universitari, sindacati, lavoratori, stagisti e insegnanti, tutti in piazza a riportare il vento sessantottino, e dire no alla legge del primo ministro De Villepin, che mette in ginocchio anche Chirac. Tra il disaccordo degli economisti e l’incertezza sulla sua efficacia, il contratto di primo impiego francese, prevede l'assunzione a tempo indeterminato per i giovani fino a 26 anni, con la riserva, per i datori di lavoro, di licenziarli nel corso dei primi due anni senza giusta causa, rendendo l'assunzione tanto semplice come il sicuro licenziamento. La riforma Biagi a confronto appare, per chi a 26 anni ha in Italia il miraggio di un’opportunità lavorativa, un’oasi di salvezza, in quanto nel nostro Paese i contratti più simili al Cpe, anche se a tempo determinato non hanno possibilità di recesso e sono a contenuto formativo. Se è diverso il principio fondante tra la riforma italiana e quella francese, in cui quest’ultima è l’emblema del più autentico precariato, dove non sussiste chiarezza nel rapporto lavorativo ma solo interessi unilaterali del datore, sembrano gli stessi gli effetti destabilizzanti sulla vita, le speranze e anche la salute dei giovani. L’impossibilità di dare una base solida al proprio futuro sembra il primo devastante principio, indice tassi di nuzialità che evidenziano non solo una calo di unioni, ma soprattutto un’età sempre maggiore in cui si sceglie di compiere il grande passo. Perché convolare a nozze non si può se sei un interinale e le banche non ti finanziano un mutuo, o se sei un giovane del Sud e ‘’devi’’ continuare a studiare tra lauree specialistiche e master di più livelli, se le statistiche ti dicono che lo stipendio medio di un laureato è 997 euro e un affitto medio di un bilocale dimezzerà il tuo salario mensile. Inoltre nell’epoca dei Cpe e dei Co.Co.Co, tra la frustrazione di come poter beneficiare di quel diritto al lavoro, caposaldo di ogni Costituzione democratica, non solo vita e lavoro, ma anche la salute dei giovani lavoratori sembra essere più precaria. Dai dati Inail 2004 contiamo 380mila infortuni sul lavoro denunciati dagli ‘’under 34’’, soprattutto nella prima missione. Il 73% degli interinali non solo non è mai stato informato sui rischi presenti sull’attuale posto di lavoro, ma sei su dieci non sanno neppure se nella propria azienda esista o meno un rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Per un contratto a tempo determinato, di una stagione o di un biennio, troppo dispendioso è per un’azienda aggiornare o informare i lavoratori con corsi appositi, sui pericoli a cui l’ambiente lavoro li espone.
I contratti lavorativi sono atipici. La stabilità economica ed affettiva un’incognita. Meritocrazia e condizioni dignitose una chimera. Fortunatamente c’è chi ancora credendo che ‘’La vita è altrove’’, sogna e lotta, con parole, carta e penna, per un futuro migliore per tutta la comunità.