Allarme Unicef: denutriti 146 milioni di bambini
07-05-2008 14:37 a cura di Caterina A. Stuppia
A chi non è mai capitato di disfarsi del latte quasi scaduto o del pane ormai raffermo, di conservare gli avanzi da offrire come pasto succulento ai nostri animali domestici o semplicemente da buttar via tra i rifiuti quotidiani? Dagli sprechi ai disturbi alimentari, fino all’insana cucina dei fast food e all’attuale dramma dell’obesità adolescenziale, ciò che sembra essere comune, da passar talvolta sottobanco nel viziato sistema occidentale, è l’abbondanza di cibo.
Mentre in Italia il 25% degli spot televisivi è promotore di prodotti alimentari, nei paesi in via di sviluppo, la stessa percentuale è indice di 146 milioni di bambini denutriti. Così sostiene il "Progress for Children: a Report Card on Nutrition", il rapporto presentato di recente dall’Unicef. Il Direttore generale della Fondazione, Ann Veneman, ha affermato che "pochi fattori hanno un impatto maggiore della nutrizione sulle possibilità di sopravvivere, imparare con profitto e sfuggire ad una vita di povertà". E’ l’Asia meridionale a detenere il triste primato di zona rossa della fame: in Bangladesh, India e Pakistan vive oltre la metà di tutti i bambini sottopeso del mondo. Il resto si attesta in appena 10 paesi, dall’Africa, all’America Latina, al Medio Oriente. Sembra molto lontano il conseguimento del primo degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, debellare fame e povertà entro il 2015, considerando che negli ultimi 15 anni, le medie del tasso di denutrizione nei paesi del Terzo Mondo sono diminuite di soli 5 punti percentuali. Le deficienze nutrizionali, al pari dell’Aids, delle epidemie e delle sanguinose guerre civili, contribuiscono alla maggior parte dei decessi infantili, che superano i 5,6 milioni di morti annui. Se in Italia le compresse di ferro sono prescritte gratuitamente dal medico curante, nei paesi in via di sviluppo la carenza di questa sostanza, è la principale causa di mortalità materna. Lo stesso iodio, il cui fabbisogno noi soddisfiamo con l’acqua potabile o con l’uso del sale da cucina, crea una disabilità dell’apprendimento a 37 milioni di nuovi nati, mentre una capsula di vitamina A, somministrata durante le vaccinazioni, salverebbe 900 vite al giorno. Un lungo elenco di dati e statistiche che non trasmettono la drammaticità di una situazione che si potrebbe combattere, monitorando la nutrizione materna, integrando altri alimenti all’allattamento al seno, pianificando e distanziando le nascite.
L’umanità è contrassegnata dalla ‘compassione’, dal sentir propria la sofferenza altrui, e un paese civile è tale, non solo se è sorretto da ingiallite costituzioni garantiste, che celano una cultura dell’eccedenza come segno di distinzione nella scalata sociale. Una semplice distribuzione di cibo è come gettar una moneta ad un mendicante: lo sfama quel giorno per ucciderlo quello successivo. Dare l’opportunità ed i mezzi ad i nostri vicini, per vivere autosufficienti, è l’unica soluzione.