Il primo bacio? Ecco perchè non si scorda mai
21-04-2008 15:17 a cura di Caterina A. Stuppia
Conoscere è ricordare. Sarà stato sicuramente un bel salto nella tradizione filosofica, prima che medica, quello compiuto da Ernesto Di Mauro e Piergiorgio Strata, rispettivamente docenti alla Sapienza di Roma e all’Università di Torino, entrambi interpreti dei nuovi orizzonti di ricerca nell’intricato mondo delle neuroscienze. Si, perché Platone nel dialogo del Menone, oltre ad anticipare temi squisitamente attuali, afferma come l’accrescimento del sapere, avviene per un raffinamento dell’uomo nella sua interiorità. Proprio quello che i due professori italiani, esprimono con un linguaggio sofisticatamente moderno, in termini di Dna, ippocampo e neuroni. Le emozioni forti, l’amore o la paura, il primo bacio o i flash di un’infanzia lontana, sono tutti ricordi preziosi, racchiusi nel nostro cervello, a volte cancellati presto, altre indelebili in eterno. Per tal motivo, cosa determina, come indimenticabili, quegli avvenimenti impressi nell’album dei momenti magici della nostra vita? Proprio a questo quesito hanno risposto i nostri ricercatori. "Ormai sappiamo - spiega Piergiorgio Strata - che ricordare significa riattivare i gruppi di neuroni che sono associati ai suoni, agli odori, alle immagini di quel particolare attimo". E questo avviene in qualsiasi accadimento quotidiano. Ma nell’istante stesso che precede il primo bacio, esempio calzante di tutte le emozioni più sentite, il Dna dei neuroni dell'ippocampo - l'area del cervello che regola i processi di memorizzazione - si accorge che qualcosa di straordinario sta per avvenire. Ordina così alle sue cellule di fissare quel preciso momento, come perla rara da tenere in cassaforte. Il ricordo, in tal modo, non si perderà più. “È una ricerca affascinante: la storia di un individuo si imprime nel suo Dna. Ora che abbiamo individuato una delle chiavi della formazione dei ricordi permanenti – afferma Ernesto Di Mauro - possiamo pensare anche di usarla per rimuovere i traumi che impediscono una vita normale". Dalla filosofia alla scienza a volte il passo è davvero breve, sebbene ciò che è stato primariamente intuito più di duemila anni fa, è oggi studiato in una prospettiva in continuo sviluppo.