Più anziani italiani e più badanti straniere
02-01-2008 14:49 a cura di Caterina A. Stuppia
Secondo le ultime stime dell’Onu, in allarmistici dati, l’Italia è risultata il Paese più vecchio del mondo, con una popolazione over 60 del 25%, che aumenterà fino al 35% fra soli 30 anni. Il problema dell'invecchiamento della popolazione, è uno dei temi più frequentemente dibattuti sui tavoli della politica italiana, considerando tutte le conseguenze sullo sviluppo socio-economico del nostro Paese. Ma che siamo anche, fra le nazioni più industrializzate, agli ultimi posti per i programmi d’assistenza e sostegno degli anziani, è un problema ancora poco affrontato e dai mille seguiti sociali. Il primo, è l’invasione delle donne dell’Est, come badanti tuttofare.
Non è difficile, anche solo passeggiando, nei pressi della stazione di Piazza Garibaldi a Napoli, luogo di ritrovo di polacche, rumene, ucraine, russe, rendersi conto della vastità del fenomeno. Sono 500 mila le colf extracomunitarie, iscritte all’Istituto di previdenza, secondo una ricerca effettuata dall’Inps e dalla Caritas sull’immagrazione e la collaborazione domestica, ma tante ancora sono quelle irregolari, oltre il 41% del totale. Un milione complessivo di badanti, che accudiscono i nostri anziani, vivono in casa con loro e offrono compagnia ed assistenza giorno e notte. Le economiche colf, che suppliscono talvolta alla mancanza di tempo e disponibilità di figli e nipoti o al costo elevato delle case riposo, si accontentano di vitto e alloggio, con un forfettario mensile di circa 400 euro e qualche pomeriggio libero a settimana. Le ucraine sono le più richieste, seguite dalle rumene, dalle filippine e infine da polacche, ecuadoriane e moldave. Queste donne - sempre secondo l'indagine Inps-Caritas - lavorano per il 47% nel Nord, per il 34% nel Centro e solo per il 19% nel Sud. Forse a constatazione di due evidenti realtà: al Sud oltre ad una maggiore povertà delle famiglie, con una donna meno emancipata in ambito lavorativo, e quindi più libera di potersi occupare della famiglia, sopravvive una cultura saldamente legata ai valori del focolare, per cui una maggiore responsabilità da parte dei parenti di accudire personalmente i propri anziani.
Queste donne, la cui età media è di circa 40 anni, portano con se, ognuna una storia personale, caratterizzata sempre dal dramma di dover lasciare il proprio paese con una famiglia da aiutare. Come M., giovane badante, che da 5 anni lavora regolarmente presso una famiglia nel napoletano e che ci racconta la sua esperienza. Nata nelle periferie di Kiev, la capitale dell’Ucraina, in una famiglia di braccianti, M. ha avuto la fortuna di compiere gli studi superiori e lavorare per qualche anno in un’industria manifatturiera. Ma il salario medio di un operaio, in Ucraina, è di 30 dollari al mese, e M. tra le lacrime ha deciso di lasciare la sua famiglia, per potersi creare altrove un futuro, che purtroppo in questi paesi, è contrassegnato dalla povertà. Una storia come tante, di donne, che nel 25% dei casi sono anche laureate, in medicina, giurisprudenza, economia, e che dalle circostanze sono costrette ad espatriare per poi diventare badanti, perché qui, il loro titolo di studio non è riconosciuto. Una realtà che va studiata, non solo come grande flusso migratorio di masse povere, ma soprattutto come profondo caso umano, di disperazione e difficoltà.